Storie cooperative

Sono oltre un milione e 400 mila le cooperative diffuse in tutto il mondo.

800 milioni i soci cooperatori.

Appartenere a una cooperativa, in special modo nei Paesi del Sud del Mondo, non significa solo avere un lavoro. Significa migliorare le condizioni di vita rafforzando contemporaneamente l'economia della propria comunità; significa ridurre i rischi di esclusione sociale, intraprendere un percorso per uscire dalla povertà e difendere la propria identità culturale. A volte significa anche riappropriarsi della propria dignità.

Riportiamo alcune brevissime “storie cooperative” pubblicate anche sulla rivista Credito Cooperativo. Storie di cooperatori, di donne e di uomini che, attraverso l’appartenenza a una impresa “a responsabilità sociale”, hanno dato al proprio futuro un’occasione in più.

"Le cooperative costruiscono un mondo migliore”.

Brasile, lavoro riciclato, on line.

Edvânia de Souza Andrade, 19 anni, ha realizzato il suo sogno: ha finito il liceo e ottenuto una borsa di studio come studente lavoratore, dono di un istituto che sostiene la formazione dei “raccoglitori”.
José Maria da Silva, 27 anni e tre bambini, dopo anni di disoccupazione riesce a mandare avanti la sua famiglia raccogliendo il materiale in strada e separandolo.
Storie di “catadores”, di raccoglitori di rifiuti, che nella città brasiliana di Recife si sono organizzati e hanno costituto nel 2006 una cooperativa, la Pro Recife, che offre servizi di raccolta differenziata di materiali riciclabili. Storie di soci contenute nel blog della cooperativa, O catador, uno strumento che, sostengono, hanno deciso di utilizzare per far conoscere il lavoro cooperativo, scambiare idee e diffondere la pratica della raccolta differenziata, aiutando gli spazzini nel loro lavoro in difesa dell’ambiente. Nel blog anche dati e statistiche sul riciclo, nonché informazioni pratiche sulle modalità della raccolta differenziata. http://prorecife.blogspot.com/

Andamane. Le donne dello tsunami.

Sono passati molti anni ormai dal devastante tsunami che colpì le coste asiatiche nel dicembre 2004. Molti villaggi scomparvero, inghiottiti dall’onda, così come i pescatori usciti in mare a pescare. Moltissime donne rimasero sole e senza più fonte di reddito.
Ban Talae Nok, nelle isole Andamane dell’Oceano Indiano, è uno di questi villaggi. Qui le donne si sono organizzate e, con l’aiuto di alcune Ong, hanno creato una cooperativa, la Ban Talae Nok Tsunami Soap Cooperative, che produce saponi artigianali a base di spezie ed essenze locali: cannella, citronella, zafferano e chiodi di garofano.
L’iniziativa ha avuto successo, tanto che ora alcune socie hanno deciso di ampliare l’attività realizzando anche coloratissimi batik. Ciascuna socia ha ricavato un piccolo laboratorio in casa, in modo da poter continuare a prendersi cura dei propri bambini.

Vietnam, riscatto cooperativo.

Ma Thi Mi lavora per la cooperativa tessile “Hop Tien Cooperative”, in Vietnam, a pochi chilometri dal confine cinese. Qualche anno fa Ma Thi Mi fu rapita per essere venduta come moglie a un anziano cinese. Come lei, anche le 110 donne che fanno parte della cooperativa furono rapite per essere vendute in Cina come mogli o prostitute. Sono tutte vittime del traffiking. Ancor più, sono vittime dei pregiudizi. Dopo essere state ritrovate e riportate in patria, sono state infatti ripudiate dagli abitanti dei loro villaggi e dalle stesse famiglie, perché considerate impure. È stato quindi per garantire loro la sopravvivenza che Vang Thi Mai, una sarta del villaggio Hop Tien, ha avuto l’idea di costituire una cooperativa tessile, insegnando alle ragazze a tessere e cucire oggetti della tradizione Hmong. La cooperativa - che ora vende anche all’estero i suoi manufatti - non solo ha cambiato i destini delle donne, ma l’economia dell’intera comunità. Che, grazie a questo, ha modificato l’atteggiamento nei confronti delle vittime.  

Etiopia. Ok, il prezzo è giusto.

Negbaru Meheret ha 42 anni e vive con le figlie nel villaggio di Womburma, in Etiopia. È socio della cooperativa di agricoltori Shindi Primary Cooperative. Prima della costituzione della cooperativa vendeva il proprio raccolto ad un prezzo molto basso. La cooperativa, invece, pagando un prezzo più equo, ha consentito a Negbaru di mettere da parte un po’ di denaro con il quale progetta di costruire un magazzino dove conservare il raccolto, così da poterlo vendere quando il prezzo sale. La Shindi Primary Cooperative partecipa a Purchase for Progress, un programma del World Food Program delle Nazioni Unite che ha l’obiettivo di aiutare gli agricoltori a produrre di più e a commercializzare meglio i propri raccolti.
www.wfp.org/purchase-progress

Salsa cubana. Di pomodoro biologico.

A Cuba l’invito a coltivare ovunque sia possibile - nei terreni non utilizzati, nei giardini delle abitazioni, sulle terrazze, nei vasi e addirittura nelle scatole - è arrivata negli anni Novanta dal leader maximo, sulla scia del periodo di grave crisi che ha seguito la caduta dell’URSS. È nata così una “agricoltura urbana di prossimità” fatta di moltissime piccole cooperative che hanno iniziato a praticare - a causa della mancanza di carburante, insetticidi e concimi chimici - l’agricoltura biologica e la trazione animale e a vendere i propri prodotti nei vicini mercati cittadini e nei punti vendita gestiti da cooperative più grandi. Il sistema si è rivelato così efficace che attualmente l’agricoltura nelle zone suburbane de La Havana è in grado di fornire frutta e verdura biologiche per il 50% della popolazione, mentre il rimanente fabbisogno viene assicurato dalle cooperative della provincia. Inoltre, per colmare la carenza di produzione, oltre alle cooperative, Raul Castro ha deciso di puntare sui nuovi agricoltori che hanno preso in affitto i terreni statali, concedendo microcrediti per l’acquisto di utensili e sementi.

Brasile, Amazzonia. Tutela e rafforzamento reciproci.

Castanha, açaí, peixe, seringa, copaíba, andiroba, buriti e bacaba. Sono questi i prodotti raccolti nella foresta dai soci della cooperativa Xixuau, costituita dai membri della comunità omonima che vive lungo il Rio Jauperi, nell’amazzonia brasiliana. Si tratta di frutti, pesci, resine e semi destinati al consumo familiare e alla realizzazione di oggetti artigianali per i turisti che visitano quest’angolo di foresta. L’ecoturismo è infatti l’attività principale della cooperativa, costituitasi lo scorso anno. Il turismo sostenibile è uno dei modi attraverso cui la biodiversità della foresta viene utilizzata, in modo sostenibile, per ridurre la povertà della comunità, che è così a sua volta incoraggiata a proteggerla dalla deforestazione e da altre minacce. www.coopxixuau.amazonia.org

India, tradizioni lontane in mostra.

Nella regione indiana del Karnataka vive la piccola comunità dei Siddi, composta da circa 20 mila indiani di origine africana, discendenti dagli schiavi portati a Goa dai Portoghesi a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. I Siddi vivono in piccoli villaggi disseminati nella foresta e conservano ancora qualche elemento della cultura e delle tradizioni africane, come le kawandi, coperte fatte dalle donne con i ritagli di stoffa ricavati da abiti dismessi e uniti insieme con il patchwork. Le kawandi fungono da materasso durante la stagione calda e da coperta nella stagione dei monsoni. Le coperte più grandi vengono tradizionalmente regalate ai giovani sposi come segno di augurio per una famiglia numerosa. Qualche anno fa è stata creata una cooperativa, la Siddi Women’s Quilting Cooperative, che confeziona kawandi. Con il ricavato dalle vendite le socie provvedono ai bisogni della comunità, come l’acquisto di medicine, di sementi, il pagamento delle rette scolastiche, ecc. Alcune kawandi realizzate dalla cooperativa sono state esposte alla mostra “The Global Africa  Project” al Museum of Arts & Design di New York nel corso del 2011.

Londra, spesa cooperativa.

L’idea - sostiene il suo ideatore, Arthur Potts Dawson - non è nuova e affonda le radici nei principi di Rochdale, ma la sua realizzazione è davvero originale. Ha aperto da qualche mese a Londra The People’s Supermarket, ovvero il “supermercato del popolo”, una cooperativa sociale gestita da e per i suoi soci. Per farne parte è infatti necessario, oltre alla quota di iscrizione annuale di £ 25, l’impegno a lavorare quattro ore al mese nel negozio. Il lavoro volontario dei soci consente di tenere bassi i prezzi dei prodotti: obiettivo fondamentale di The People’s Supermarket è di aiutare le famiglie a basso reddito della comunità dei soci. La scelta degli oltre 2 mila prodotti venduti si basa sui valori di sostenibilità, produzione locale e rispetto della stagionalità. I profitti sono reinvestiti per migliorare la qualità dei prodotti e abbatterne ulteriormente il costo. For the people, by the people, recita lo slogan. www.thepeoplessupermarket.org

India, puro cotone.

Coltivato nel 3% dei terreni agricoli, il cotone è la fibra tessile maggiormente prodotta sull’intero pianeta. In India questa percentuale arriva al 5%: qui, alla fine degli anni ’60, la “Rivoluzione verde” introdusse molte sementi ibride che richiedevano un uso massiccio di fertilizzanti e pesticidi, con costi molto alti, non solo di natura ambientale. Se l’utilizzo eccessivo di fertilizzanti (sul cotone si riversa la metà dei pesticidi chimici usati in agricoltura) ha causato, da una parte, l’inquinamento delle falde acquifere e l’inaridimento della terra, dall’altra ha portato molti contadini ad un indebitamento crescente per l’acquisto di semi e antiparassitari adatti. In risposta a questo problema, nel 2004 nell’Andhra Pradesh è nata la Chetna Organic Farmer’s Cooperative, una associazione che riunisce diverse cooperative di coltivatori di cotone biologico, che ha lo scopo di migliorare le condizioni di vita degli agricoltori rendendo i sistemi di coltivazione più sostenibili, meno dannosi per la salute e anche economicamente più vantaggiosi. Una parte dei guadagni derivanti dalla coltivazione biologica del cotone viene investita per creare infrastrutture e servizi, come bacini per le riserve d’acqua e vivai. Inoltre le cooperative, attraverso l’associazione, riescono ad accedere ai mercati direttamente, negoziando i prezzi migliori e stabilendo contatti con i rivenditori internazionali. www.chetnaorganic.org.in/

Italia, Correggio. Casa di bambola.

Vicino alla Casa delle Pietre Preziose c’è il Prato dei Mostri che Ridono, al quale si arriva salendo le Scale Giocose, illuminate dagli Uccelli Lampione. No, non siamo in una fiaba, ma in un quartiere molto speciale di Correggio, una cittadina della provincia di Reggio Emilia. Il quartiere, inaugurato nel settembre del 2008, si chiama Coriandoline e la sua nascita si deve alla convinzione che le abitazioni spesso non rispondano efficacemente alle esigenze abitative delle famiglie e non considerino le esigenze dei più piccoli. Così, nel 1995, è partito il progetto della cooperativa di abitanti Andria che ha visto bambini e bambine lavorare con architetti, educatori, tecnici, artigiani, studiosi e artisti. Il progetto Coriandoline ha vinto il premio Peggy Guggenheim e ha ottenuto l’attestato di merito del Sodalitas Social Award. www.coriandoline.it

Italia, Milano. Oltre il giardino.

Verbene, amaranti, rose antiche, ma anche spezie e piccoli ortaggi, da coltivare in vaso. 40 mila piante in diecimila metri quadrati e due serre. Fin qui, un normale vivaio, gestito da una cooperativa. Se non fosse che la Cooperativa Cascina Bollate si trova all’interno della Casa di Reclusione di Bollate. Nella Cooperativa, nata a fine 2007, giardinieri liberi e detenuti lavorano insieme per produrre e vendere piante insolite e di qualità, coltivate in modo biologico. Ogni mese vengono inoltre organizzate visite nel vivaio, all’interno del carcere, mentre sul piazzale esterno, aperto al pubblico, si tengono corsi di giardinaggio. Piantare un seme e raccoglierne i frutti, dicono gli ideatori del vivaio, insegna anche a progettare una vita futura, oltre il giardino.

Guatemala. Il tempo delle noci.

C’era una volta la noce Maya, o meglio il frutto del Brosimum alicastrum, ricco di principi nutritivi, che per secoli costituì l’alimento base degli antichi Maya. Poi, alcuni decenni fa, a causa della riconversione dei terreni per coltivazioni più proficue, l’albero dai generosi frutti rischiò l’estinzione. Finché, nel 2003, 56 donne guatemalteche della comunità Keqchikel, riunite in cooperativa, riportarono in auge la sua coltivazione. Ora gestiscono un business che dà lavoro a oltre 650 membri della comunità. La noce Maya non è solo una fonte importante di nutrimento e reddito, ma costituisce una chiave di volta per l’ecosistema locale, fornendo habitat e cibo alla fauna selvatica. Il progetto, legato  alla valorizzazione di questo frutt,o ha portato alla conservazione di 90 mila ettari di boschi di Brosimum alicastrum e la piantumazione di 150 mila nuovi alberi in tutto il Guatemala. Dallo scorso anno, inoltre, spuntini alla noce Maya sono stati distribuiti nelle scuole locali come sana alternativa alle merendine. Quando si combina la conservazione degli ecosistemi con il miglioramento della salute e il benessere delle comunità rurali, il successo è assicurato.

Italia. Le (buone) strade che portano a Roma.

Baxtalo Drom significa buon cammino, buona strada. È il nome di una lavanderia-stireria cooperativa molto particolare, la prima in Italia nel suo genere, composta da un gruppo di donne di etnia rom, tra cui alcune di nazionalità italiana e altre provenienti da Paesi come la Romania e la Bosnia. Dopo un corso di formazione finanziato dalla Regione Lazio sulla gestione di una impresa cooperativa, le donne, alcune delle quali con regolare domicilio presso un campo rom, hanno messo in pratica gli insegnamenti e hanno costituito una cooperativa, la Baxtalo Drom appunto, che offre servizi di lavanderia, stireria, riparazioni sartoriali con consegne a domicilio. Un bel modello di integrazione sociale e lavorativa.

Francia. Nouvelle cuisine cooperativa.

L’idea che nel 1994 ha portato Djamila Maïni a fondare a Saint-Denis, nella periferia parigina, l’associazione “Femmes actives”, ora cooperativa, è nata dalla propria esperienza personale. Obiettivo dell’iniziativa: inserire nel mercato del lavoro le donne di origine straniera, residenti nei quartieri poveri parigini, prive di diploma e competenze specifiche. Un compito non facile, ma che sta dando risultati concreti soprattutto attraverso un servizio di catering e ristorazione che vede impegnate molte socie. Il successo dell’iniziativa è dimostrato da fatto che la cooperativa è alla ricerca di locali più ampi per il laboratorio e i corsi di cucina destinati alle nuove socie. Piatti vari e originali, preparati da donne provenienti da diversi Paesi, per una cucina realmente internazionale, destinati ad associazioni del quartiere e agli spettatori del piccolo Teatro Gérard-Philipe de Saint-Denis, che ospita la sede dell’associazione.

Filippine, Manila. Un politico... riciclato.

Quando termina una campagna elettorale spesso restano inutilizzati volantini e locandine con i nomi e i programmi dei diversi candidati. Nel migliore dei casi finiscono come carta da riciclo, nel peggiore - che è anche il più comune - svolazzano per le strade e sui marciapiedi cittadini per giorni. C’è però chi ha risolto il problema in modo creativo e redditizio. La cooperativa Risen Christ, che ha sede nello slum di Tondo, a Manila, produce e vende colorate e originali borse realizzate riciclando proprio il materiale elettorale.