Alcune testimonianze

Il fine della Cassa Rurale

...I fini che si propone: pareggiare nel credito ai grandi gli imprenditori più minuti, recando quell’aiuto potente ai piccoli e piccolissimi proprietari-coltivatori, a piccoli e piccolissimi affittaiuoli e redimendoli dall’usura; diffondere la moralità, insegnando praticamente alla popolazione il valore economico dell’onestà; stimolare le energie morali assopite, ridestando negli animi avviliti la speranza, richiamando forze latenti alla vita.

Leone Wollemborg

Il circolo virtuoso della Cassa Rurale

Trattasi di emancipare la classe intera dei meno favoriti economicamente dalla pressione dei capitalisti e dalle fluttuazione della borsa mercé un capitale collettivo di spettanza della classe stessa, il quale circoli di continuo tra le mani attive e parsimoniose dei cooperatori, cosicché il tenue interesse che esce dalla borsa del sovvenuto rientri tosto nella cassa dei consociati ad incrementare il patrimonio comune; la piccola sottrazione ai lucri privati del singolo trovando così il suo compenso nell’aumento del capitale comune, cioè dei fondi riservati costantemente a sussidio e progresso della classe intera.

Giuseppe Toniolo 

La buona Cassa Rurale
Occorre essere oculati nella scelta dei soci e degli amministratori, rigidi nell’amministrazione del credito; intenti a non far infiltrare interessi particolari nell’attuazione dei fini di tali istituti, basati sulla moralità e responsabilità dei soci e sulla fiducia del pubblico.
Uno dei fini da cercare di conseguire deve essere la diminuzione del costo del denaro….educando al tempo stesso la clientela al rigido uso del denaro ed alla puntualità dei pagamenti. È questa una delle più alte funzioni educative….

Luigi Sturzo

Il compito della Cassa Rurale
Redimere l’agricoltore dall’usura: dargli il mezzo di provvedere a una coltivazione nazionale della terra, mettendo a sua disposizione il capitale a convenienti condizioni; porlo in grado di non dover precipitare le vendite de’suoi raccolti; e nel medesimo tempo toglierlo all’isolamento, avvicinarlo al miglioramento morale: ecco il compito della Cassa Rurale Cattolica.

Luigi Cerutti 

Un precoce esempio di marketing…
La Cassa Rurale di Anghiari, già nel 1910, utilizzava efficacemente la pubblicità esterna.

Egregi signori,
abbiamo ideato un nuovo mezzo per far conoscere la nostra istituzione, pregando Voi di parlarne a parenti ed amici.
Dite loro che la nostra Società, sorta per opera di pochi volenterosi, conta nel suo seno i maggiori possidenti del paese. Da ciò deriva una solidità finanziaria di alto valore,con garanzia che può valutarsi a milioni!
Fate conoscere che scopo della società è quello di promuovere una buona intesa.
Dite loro che questi prestiti si fanno ai soci, provvedendo concimi, macchine e strumenti agricoli, derrate, semi e capitali ad un tasso minimo.
Aggiungete ancora che la nostra Società si propone lo scopo d’incoraggiare il piccolo risparmio, per cui corrisponde un interesse (3%) sempre superiore a quello delle Casse Postali (2,66%).
Incoraggiate quindi tutti a preferire per tale ramo la nostra istituzione, la quale è a nessuna seconda, nella cerchia dei suoi scopi, per solidità e correttezza.
Noi vi preghiamo insomma a cooperare con tutte le vostre forze perché il nostro Sodalizio venga largamente conosciuto, e lo si preferisca nei depositi a risparmio, acciò da esso possa irradiare un nuovo raggio di prosperità pel paese. Dite a tutti infine la piena fede che abbiamo nella bontà dell’idea propostaci, e che altro non bramiamo se non il consiglio e l’amorevole suggerimento di tutti coloro che hanno a cuore le sorti della nostra agricoltura, che è la fonte di ogni benessere sociale.

Con la cassa sul portapacchi
“Chiesi dunque di poter fare almeno una breve visita all’ufficio della Cassa alla quale avrei dovuto dedicarmi. Don Francesco mi guardò con sorpresa e accennò ad una piccola cassetta di latta che da tempo aveva posto sul tavolo, togliendola da sotto il letto in uno stanzino accanto alla cucina che gli serviva da camera da letto. Dalla scatola di latta don Francesco estrasse la documentazione della ‘sua’ Cassa. Un vecchio registro sul quale erano annotate le operazioni, nove cambiali ingiallite dal tempo sul retro delle quali venivano segnati a matita gli acconti che i contadini versavano a scomputo del loro debito, la raccolta degli ultimi anni dei bilanci con poche e scarne cifre, gli elenchi del movimento dei soci, alcune circolari dell’Ente Nazionale, della Unione Regionale delle Casse Rurali e della Banca d’Italia, ancora conservate nelle rispettive buste. Un libretto della Cassa di Risparmio, con un credito di circa due milioni e mezzo, rappresentava tutta la liquidità della Cassa. Questa era la Cassa Rurale, con 34 soci, un Consiglio di Amministrazione che non so come e quando funzionasse ed un presidente (…) Tornai a Treviglio con la mia cassettina sul portapacchi della bicicletta. Si decise di mantenere la Cassa in forma autonoma. Allora non si parlava di fusioni, anzi l’autonomia era ritenuta principio sacro e inviolabile. Don Francesco mi assegnò, come prima sede, una stanza del vecchio oratorio. Lo ‘sportello’ apriva due pomeriggi alla settimana.”

Alfredo Ferri,” Il cuore antico della cooperazione” 

Lo statuto della prima Cassa Rurale cattolica, quella di Gambarare
Il regolamento interno dello statuto della prima Cassa cattolica di Gambarare del 1891 imponeva ai soci una serie di doveri quanto meno insoliti e distanti dai giorni di oggi, ma interessanti per capire in che misura i pionieri del Credito Cooperativo fossero tenuti ad un comportamento di vita particolarmente esemplare:

“Per essere socio della “Cassa Rurale….” bisogna:
non avere il vizio del giuoco o della osteria;
avere una condotta morigerata e onesta;
non lavorare né far lavorare in festa;
essendo padroni di negozi alimentari e d’osterie, tenerli chiusi in tempo delle sacre funzioni nelle feste;
santificare le feste colla assistenza alle funzioni parrocchiali;
esser premurosi che i propri figli e dipendenti abbiano una educazione cristiana così in chiesa che nella scuola;
spiegare i sentimenti cristiani verso la religione, la Chiesa ed il Pontefice;
regolare cristianamente sé stessi e la propria famiglia.
Chi,appartenendo a qualsiasi parrocchia e sapendo scrivere il proprio nome e cognome e trovandosi fornito dei suaccennati requisiti, vuole essere ammesso come socio, deve farne domanda al Consiglio di Presidenza.
Ogni socio finché sarà tale dovrà colla sua condotta non venir mai meno alle promesse fatte ed accettate colla sua ammissione; in caso diverso la presidenza lo espellerà dalla Cassa Rurale.
Ogni socio deve:
intervenire alle adunanze generali;
se avesse prestiti, presentarsi ogni trimestre per la rinnovazione della sua cambiale. Ogni mancanza sarà punita colla multa di lire una.
….
I soci hanno il dovere:
di rispondere con tutti i loro averi e in parti uguali e solidalmente rispetto ai terzi delle deliberazioni passive della società;
di intervenire alle assemblee e coadiuvare al buon andamento della società
di versare una quota sociale del valore di lire una.

la partecipazione alla vita sociale era obbligatoria. L’assenza alla adunanza assembleare era punita con la multa di una lira. I soci dovevano sottoporsi periodicamente (almeno una volta l’anno) alla visita del presidente o dei membri del Consiglio che vigilavano sull’esistenza del piccolo patrimonio (una o due mucche, un asino, il cavallo, due maiali) che veniva indicato come garanzia per la concessione dei prestiti.

Alfredo Ferri, “Il cuore antico della cooperazione”

Lo spirito
“La Cassa Rurale è nata dal cuore della Chiesa. La nostra Cassa Rurale ed Artigiana è l’istituzione finanziaria che ci ha salvato dalle contingenze di questi anni. Ci ha dato una mano fraterna e senza chiedere nulla. Talvolta noi uomini facciamo fatica a bussare all’umile porta della Cassa. Essa è nata dietro la piccola porta che trovate appena dentro la canonica.
Una piccola stanza ha raccolto le tribolazioni dei poveri in un momento in cui nessuno vi voleva veramente bene. A voi amministratori della Cassa Rurale dico che siete garanti di un mondo più giusto; siete il segno di un interesse ai problemi degli altri; voi siete la garanzia di un’equità economica che ha per primario interesse l’uomo nel suo crescere e nel suo agire quotidiano; voi siete il riferimento di chi non trova albergo in altre realtà del credito.
Questo comporta una abnegazione impregnata di carità che ci porta senza calcoli a metterci a disposizione degli ultimi.”

Don Primo Mazzolari – 25 aprile 1958